L’importanza di raccontare la storia di un’istituzione proiettata al futuro. Intervista ad Anna Colella
“Mi ispiro alla kind leadership, una leadership basata sul rispetto della persona nella sua dimensione professionale e umana. Credo sia importante mantenere il focus sugli obiettivi, creando al tempo stesso un contesto in cui ciascuno possa sentirsi parte di un percorso condiviso.”
Anna Colella, Responsabile del servizio Archivi Storici e Attività Museali
Buongiorno Anna, per iniziare, ci racconti il tuo percorso?
La storia è sempre stata la mia passione. Sono cresciuta a Firenze e lì mi sono laureata in Storia contemporanea nel 2000. Pur amando profondamente la disciplina, non immaginavo il mio futuro all’interno di un percorso accademico tradizionale.
Ho iniziato quindi a lavorare nel mondo librario, prima a Firenze e poi a Roma. È stata proprio questa esperienza ad avvicinarmi progressivamente al mondo universitario e culturale.
Successivamente sono entrata in una piccola università privata, dove mi sono occupata per 12 anni di didattica e partnership internazionali. Sono stati anni molto formativi, che mi hanno permesso di sviluppare competenze comunicative, relazionali e organizzative ancora oggi fondamentali nel mio ruolo.
Due esperienze che hai portato con te anche al Politecnico.
Sì, sia la dimensione internazionale sia il mio percorso in ambito culturale si sono rivelati molto utili. Sono arrivata al Politecnico nel 2019 e ho iniziato occupandomi di relazioni internazionali e mobilità nel Dipartimento di Ingegneria Gestionale.
Il punto di svolta è arrivato nel 2023, quando mi è stato proposto di coordinare il nuovo Servizio Archivi Storici e Attività Museali. Probabilmente il mio background ha contribuito a questa scelta. Ho accolto l’opportunità con grande entusiasmo: per certi aspetti è stato un ritorno alle origini, che mi ha permesso di ricollegarmi alla mia formazione iniziale e alla passione per la storia.
Qual è oggi la missione del Servizio archivi storici e attività museali?
La nostra missione è duplice: da un lato conservare il patrimonio storico e archivistico del’AٱԱ, dall’altro valorizzarlo e renderlo accessibile.
Si tratta di un patrimonio molto ricco: comprende documenti che raccontano la nascita e l’evoluzione del Politecnico, ma anche le persone che ne hanno segnato la storia e contribuito alla sua crescita.
Il nostro lavoro, però, non si limita alla conservazione. Ci occupiamo soprattutto di rendere questo patrimonio vivo e fruibile, creando connessioni tra ’AٱԱ e la comunità.
In questo senso, il nostro obiettivo è costruire un racconto che metta in relazione passato, presente e futuro, dando voce alle persone, ai progetti e alle idee che hanno contribuito all’evoluzione del Politecnico e della società.
Come si traduce concretamente questa attività di valorizzazione?
Spesso l’archivio viene associato a un luogo statico e polveroso. In realtà è uno spazio estremamente dinamico, che cresce insieme al’AٱԱ e al territorio e che ogni anno si arricchisce di nuovi materiali, anche grazie alle donazioni che riceviamo.
Il nostro compito è quello di rendere questo patrimonio accessibile e comprensibile, individuando gli strumenti più adatti affinché possa essere consultato anche dalle generazioni future.
La digitalizzazione è considerata uno degli strumenti più importanti in questa direzione, ma non è l’unico. Organizziamo mostre tematiche, eventi aperti al pubblico, partecipiamo a iniziative cittadine come le Giornate FAI, MuseoCity e la Design Week e collaboriamo con istituzioni culturali nazionali e internazionali.
Sono tutte occasioni per far conoscere il Politecnico a pubblici sempre più ampi e rafforzarne il legame con la società.
Un obiettivo ambizioso. Quali sono le principali sfide che incontrate?
La sfida più importante è probabilmente quella di far comprendere che ’AٱԱ non appartiene solo a docenti, ricercatori e studenti, ma rappresenta un patrimonio condiviso dalla collettività.
Per riuscirci dobbiamo trovare linguaggi, strumenti e modalità di comunicazione capaci di coinvolgere pubblici diversi e rendere accessibili contenuti spesso complessi, mantenendone intatta la ricchezza e il significato.
Un lavoro umanistico all’interno di un contesto fortemente tecnologico.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che trovo più stimolanti. Credo che un’organizzazione fortemente proiettata al futuro come il Politecnico non debba perdere il contatto con la propria storia.
Pur essendo un’università con una forte vocazione tecnico-scientifica, ho sempre percepito una grande attenzione verso il valore che le attività culturali possono generare nel rafforzare l’identità del’AٱԱ e il suo rapporto con la società. Sapere di poter contribuire a questo processo è uno degli aspetti che apprezzo di più del mio lavoro.
Un altro motivo di orgoglio è il mio team: ho la fortuna di lavorare con persone competenti e appassionate, con cui riusciamo a trasformare idee e progetti in iniziative concrete e di valore.
Quali competenze ritieni fondamentali per lavorare in questo ambito?
È un lavoro che richiede spirito di iniziativa e creatività, dove le competenze tecniche devono accompagnarsi a solide capacità relazionali e comunicative.
Per affrontarlo al meglio servono apertura mentale, curiosità e la consapevolezza che l’apprendimento non si esaurisce mai. Saper ascoltare, osservare e cogliere il valore di ogni esperienza è fondamentale: anche i percorsi meno lineari possono trasformarsi in opportunità di crescita e arricchimento, sia professionale sia personale.
Come definiresti il tuo stile di leadership?
Mi ispiro alla kind leadership, una leadership basata sul rispetto della persona nella sua dimensione professionale e umana. Credo che sia importante mantenere il focus sugli obiettivi, spesso sfidanti, creando al tempo stesso un contesto in cui ciascuno possa esprimere le proprie capacità e sentirsi parte di un percorso condiviso. Cerco di farlo attraverso il dialogo, l’ascolto e l’assegnazione di responsabilità coerenti con le attitudini e il potenziale di ciascuno.
Guardando avanti, come immagini il futuro degli archivi e del vostro lavoro?
Sono molto fiduciosa. Gli archivi stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel preservare l’identità delle istituzioni e nel raccontarne l’evoluzione. Mi auguro che questa attenzione continui a crescere, portando più risorse e maggiore visibilità a un ambito che, pur nella sua specificità, ha la capacità di parlare a tutti.
La storia appartiene a ciascuno di noi. Tanto la storia dell’ingegneria, quanto quella dell’architettura e del design, custodiscono un patrimonio di conoscenze, innovazione e impatto sulla società che merita di essere raccontato e valorizzato.