Cristina Pinazza, una carriera in continua evoluzione
“Cerco di definire aspettative chiare e lasciare spazio all’autonomia, creando un ambiente sereno, dove anche l’errore diventa parte del percorso di crescita.”
Cristina Pinazza, Head of General Affairs, Istitutional Legislation and Collegiate Bodies Unit
Il tuo è un percorso in continua evoluzione. Partiamo dagli inizi…
Mi sono laureata in Giurisprudenza a Padova e ho poi proseguito con una specializzazione in diritto internazionale presso l’Università di Trento. Dopo l’scrizione all’albo, ho iniziato la mia carriera in un importante studio legale a Milano, occupandomi di diritto del lavoro.
Quando hai deciso di cambiare?
Quando ho sentito l’esigenza di trovare un equilibrio diverso. All’epoca avevo due figli e cercavo un compromesso tra lavoro e vita personale.
Così sono arrivata al 91ɫƬ, una scelta di cui sono molto grata. Ho trovato un ambiente capace di ascoltare le mie esigenze e, allo stesso tempo, di offrirmi un percorso professionale soddisfacente, senza mai rinunciare alla famiglia, che nel tempo si è allargata.
Quali sono stati i primi passi in Università?
Per tredici anni mi sono occupata di diritto allo studio, seguendo i processi per l’assegnazione di borse e altri strumenti di supporto, fondamentali per consentire a studenti e studentesse di accedere all’università e portare a termine la propria carriera accademica.
La passione per la legge, però, è sempre rimasta una costante.
Nel 2021 entri nell’Avvocatura di Ateneo. Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco?
Sono sempre stata una persona curiosa, alla ricerca di nuovi stimoli. Con i miei figli ormai più grandi, ho sentito che era il momento giusto per investire di nuovo, con maggiore intensità, nella mia crescita professionale.
Ho espresso il desiderio di tornare ad occuparmi di ciò che sentivo più vicino: interpretare e applicare le leggi.
E poi un nuovo salto: la guida del Servizio Affari generali, Normativa istituzionale e Organi collegiali.
È stata un’opportunità arrivata nel momento giusto, che ho accolto senza esitazione. Era un ruolo completamente nuovo per me, ma anche una sfida stimolante.
Il supporto del team è stato fondamentale: sin da subito si è creata un'osmosi positiva, che ha reso più naturale affrontare il cambiamento.
Di cosa vi occupate?
Il mio compito e quello del mio team è, sostanzialmente, quello di garantire la correttezza e la legalità dei principali processi universitari, nonché di fornire consulenza e assistenza giuridico-legale agli organi di governo ed alle strutture dell'Ateneo.
Supportiamo la redazione di atti e regolamenti, in coerenza con le politiche e le strategie d'Ateneo, e presidiamo i processi legati alla costituzione e al funzionamento degli organi previsti dallo Statuto, comprese le procedure elettorali.
Una funzione strategica e di grande responsabilità. Quali complessità comporta?
Sicuramente la numerosità delle attività e delle relazioni. Lavoriamo in modo trasversale con tutto l’Ateneo: è un aspetto che apprezzo molto, perché permette di conoscere tante persone e imparare continuamente. Allo stesso tempo, è un ruolo che richiede grande precisione, organizzazione e capacità relazionale.
Oggi sto lavorando molto per semplificare e velocizzare i processi, chiarendo responsabilità e flussi operativi, rafforzando il coordinamento con le diverse strutture di Ateneo e favorendo la digitalizzazione.
Hai parlato di osmosi con il team. Che tipo di leader sei?
Essere leader, per me, è una grande responsabilità. Il lavoro è un elemento identitario, che incide profondamente anche sulla vita privata delle persone. Per questo ritengo fondamentale ascoltare punti di vista diversi prima di prendere decisioni importanti, costruendo una visione condivisa in cui tutti possano riconoscersi.
Cerco di definire aspettative chiare e lasciare spazio all’autonomia, creando un ambiente sereno, dove anche l’errore diventa parte del percorso di crescita. Allo stesso tempo, do grande valore alla precisione, alla preparazione e alla formazione continua.
Noti delle affinità con il tuo modo di essere madre?
Per certi versi sì. C’è una forte osmosi tra queste due dimensioni: quello che imparo nella vita personale si riflette nel lavoro, e viceversa.
Crescere cinque figli è bellissimo, ma non è certo semplice: implica saper rispondere a bisogni diversi, ascoltare, mediare, gestire conflitti. Come sul lavoro, anche a casa cerco di dare fiducia e autonomia, favorendo la crescita attraverso l’errore.
Il concetto di benessere ritorna spesso. Come vivi, oggi, l’equilibrio tra lavoro e vita personale?
Con il tempo ho capito che il perfezionismo non è la strada giusta, né sul lavoro né nella vita privata. Non si può essere sempre perfetti in tutto, e cercare di esserlo rischia solo di creare frustrazione.
Ho imparato a definire con chiarezza le mie priorità, nella vita personale come nel lavoro, e a distinguere i diversi momenti, cercando di essere davvero presente in ciascuno di essi. Non è qualcosa che si raggiunge una volta per tutte, ma un equilibrio che si costruisce giorno dopo giorno.
E come passi il tuo tempo libero, fuori dagli impegni familiari e lavorativi?
Sono un’amante della montagna. Amo correre all’aria aperta e andare in bicicletta.
Grazie, Cristina.
Grazie a voi.